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SABATO HO ACCOMPAGNATO A CASA UNA VALIGIA

Sabato ho accompagnato a casa una valigia: È stato un insolito viaggio.
Certo infatti ci si aspetta che le valigie non abbiano case: le valigie al limite hanno luoghi bui in cui vengono riposte a impolverare in attesa di partire ancora, o forse mai più. Ma anche questa valigia è insolita, perché insolito è il suo contenuto.
Le valigie contengono calzini, vestiti comodi e vestiti eleganti, lo spazzolino: le cose utili a sostenere chi, da fuori, vi farà affidamento per percorrere l’altalena della vita nei suoi bassi monotoni e nei suoi adrenalinici alti.
Le valigie accompagnano, non vivono.
Questa valigia no. Questa valigia, la valigia di T.A.C. – il Teatro A Chiamata, dentro è piena di altri strumenti:
c’è la capacità di accettare ed accettarsi come si è, c’è la forza di pensare – non sognare – un sogno, c’è la difficilissima e rara arte della Resilienza;
c’è la gioia e l’ansia e il terrore e l’ebbrezza,
e grandi come solo quando si fa sul serio, quando si gioca.
Nella valigia di Tac c’è il Teatro. La valigia di Tac sa trovare gli strumenti pratici per i sogni che porta lungo la sua strada, e li paga per doppio. Non porta spazzolini, ma non resta mai senza. Quando una valigia così decide di fermarsi in un posto, quel posto non sarà mai uno sgabuzzino. Anche se magari lo è stato.
Una valigia così, deve avere una Casa.
Meglio, una valigia così, quando si ferma, crea Casa.
Sabato ho accompagnato a casa una valigia: È stato un lungo viaggio. Sembra niente prendere una valigia e renderla casa, per farci entrare la gente e vederla sorridere: e invece ci vogliono settimane di impegno, fatica fisica, tempo rubato al quotidiano in ogni modo pensabile, discussioni, incomprensioni e abbracci, e volontà e coraggio, tanto.
E devi volere con tutto il cuore che tutto sia perfetto, e saper accettare sereno che non lo sarà mai del tutto.
Però poi la valigia si ferma, si apre, e le persone entrano, ridono, parlano. Fanno confusione e cose imprevedibili, ma fanno, fanno e parlano: con chi ha portato la valigia (e non importa che possano immaginare quanto pesasse davvero) e tra di loro. Si dicono tante cose, di quello che vedono e di quello che sono, e costruiscono insieme senza saperlo una nuova strada.
La valigia di TAC teatro si è fermata in via Ponte Nuovo 51, a Milano.
In zona 2: nella Milano della gioia caotica dei mille colori della pelle e degli abiti di famiglie di ogni dove, degli occhi sicuri di sogni ancora eterni degli studenti fuori sede, delle insegne in tutte le lingue e in tutti i colori del pop in fianco alle vecchie botteghe, dei fatti brutti che vanno sui giornali e dei fatti stupendi che restano tra le persone della via; dell’energia della vita.
In questa Milano, a neanche un km dall’ordinato e pulito silenzio dei quartieri della finanza.
La valigia di TAC teatro si è fermata in via Ponte Nuovo 51, la strada della Gente di TAC, vecchia e nuova, parte da qui. Non so dove andrà, né quanto lontano, ma l’abbiamo vista partire. Era piccola, ma determinata e testarda.
L’abbiamo tenuta per mano, e lei camminerà.
Alessandro Aprile ha collaborato all’inaugurazione dello spazio teatrale polivalente “TAC” in via ponte nuovo 51 il 28 novembre 2015.
Di Alessandro Aprile

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CORRIERE DELLA SERA pagina 12 del 28 novembre 2015. Bellissimo articolo di Matteo Speroni. Grazie!

2015-11-28 11.13.06

GRAZIE

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